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Prova: R-Raymon Trailray 11

Il boom delle mountain bike elettriche ha portato a una grande differenziazione in termini di offerta e anche a un’escalation di prestazioni che a volte finisce col risultare addirittura esagerata e controproducente per la maggior parte degli appassionati che non si confrontano tutti i giorni con il cronometro, ma che vogliono semplicemente divertirsi con una E-Mtb performante e sicura. Prendiamo per esempio le moderne bici da enduro. Fino a poco tempo fa erano caratterizzate da sospensioni da 150/160 mm di escursione, mentre ora si sta andando sempre più verso forcelle e ammortizzatori da 170/190, relegando alla categoria All Mountain quelle con escursione inferiore.

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E allora la R-Raymon Trairay 11, con le sue sospensioni da 160 all’anteriore e 150 al posteriore cosa è effettivamente? Ebbene, a nostro avviso è una enduro a tutti gli effetti, con cui però si possono fare anche lunghi giri e divertirsi sia in salita sia in discesa contando sempre su una grande sicurezza e facilità di guida. Merito delle geometrie, caratterizzate da un carro posteriore lungo che regala tanta stabilità e ottime capacità di scalare anche le salite più ripide, unito a quanto di meglio si possa oggi desiderare in termini di sospensioni.

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Buon rapporto qualità prezzo

R-Raymon è una giovane azienda tedesca in forte crescita e per emergere in un mercato molto competitivo ha puntato moltissimo sul rapporto qualità prezzo. In effetti se analizziamo le specifiche tecniche della Trairay 11 non è facile trovare di meglio sotto questo punto di vista.

Al telaio in alluminio 6061, ben dimensionato e piacevole alla vista, sono abbinati componenti di ottima qualità. Su tutto spicca chiaramente il reparto sospensioni caratterizzato dall’accoppiata forcella Fox Factory da 38 con cartuccia Grip 2 e trattamento Kashima per migliorare la scorrevolezza (nella versione specifica per E-Bike) e ammortizzatore Fox Float DPX2 Factory (230×65 mm), sempre con trattamento Kashima.

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Componenti molto difficili da trovare (specie la forcella in versione Grip 2) anche su bici molto più costose e che a nostro avviso determinano inequivocabilmente la vocazione all’enduro di questa E-Mtb. A completare un quadro di pregio troviamo anche cerchi DT Swiss Spline 1900 Tubeless Ready, con canale da 30 all’anteriore e da 35 al posteriore, equipaggiati con pneumatici Swalbe Magic Mary Snakeskin da 2,4 all’anteriore e Hans Damps Snakeskin da 2,60 al posteriore. Per quanto riguarda le dimensioni dei cerchi R Raymon ha optato per la configurazione Mullet, troviamo quindi un 29 all’anteriore e un 27.5 al posteriore.

Scelta a nostro avviso molto azzeccata, anche perché il carro lungo (475 mm) garantisce tanta trazione e direzionalità e il 27,5 al posteriore compensa in parte una certa perdita di maneggevolezza nello stretto. Nell’uso abbiamo apprezzato moltissimo  anche la scelta degli pneumatici di serie, che offrono tanta aderenza senza far sentire troppo i tasselli durante gli spostamenti su asfalto.

Restando in tema di componentistica di qualità troviamo un cambio a 12 velocità Sram GX Eagle, con cassetta 11-50 e corona da 38 denti, Catena Sram X-Sync e freni sempre Sram, per la precisione i G2 RSC a 4 pistoni sia all’anteriore sia al posteriore con dischi da 203 mm. Altri componenti come manubrio, reggisella telescopico, pedivelle e sella sono marchiati R-Raymon e sono tutti di ottima qualità. Il reggisella con 150 mm di escursione nella taglia M ha sempre funzionato alla perfezione, mentre la sella è risultata molto confortevole e con un ottimo grip, al pari delle manopole.

Linea aggressiva e molto personale

La livrea verde militare e nero che caratterizza la versione 2021 della Trailray 11 a noi piace molto e si sposa bene con la tipica colorazione oro delle sospensioni Fox Factory.

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A colpo d’occhio la bici sembra molto lunga, ma in realtà nella guida si percepisce meno di quanto ci si possa aspettare. Lo schema a quadrilatero posteriore è inusuale nelle forme e nelle geometrie caratterizzando non poco l’estetica. Non è particolarmente sofisticato a livello di cinematismi, ma funziona a dovere anche grazie alla qualità dall’ammortizzatore, che reagisce bene in base alle asperità del terreno tenendo sempre la ruota incollata a terra e assorbendo anche buche e salti senza mai andare a fondo corsa o scalciare.

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La Fox da 38 all’anteriore basta da sola a caratterizzare il frontale, ma anche le ruote e gli pneumatici di serie fanno la loro parte per conferire all’insieme un senso di grande solidità e “cattiveria”. Complessivamente la qualità costruttiva e buona, solo alcuni dettagli potrebbero essere migliorati come il passaggio del cavo del cambio esterno e il sensore di velocità ancora sul raggio.

Ottima invece la protezione sotto al motore, la cover della batteria facile da smontare e ben assicurata tramite slitta a vite, la sigillatura dei cavi che passano all’interno del telaio, il piccolo ma funzionale guida catena e il pratico perno passante con leva a scomparsa per la rimozione della ruota posteriore. All’anteriore è invece previsto il perno con maniglia integrata tipico della Fox da 38.

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Motore Yamaha PW-X2

Per la sua top di gamma R-Raymon ha scelto la drive unit di Yamaha e dopo averla provata a lungo possiamo dire che rappresenta indubbiamente una valida alternativa agli altri motori più diffusi, Bosch in primis con il quale è forse il più assimilabile visto che entrambi i motori non prevedono la possibilità di modificare le caratteristiche delle varie modalità tramite App.

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Il PW-X2 della casa giapponese è decisamente sofisticato in termini di sensori (ha anche quelli che individuano l’inclinazione della bici) e lo abbiamo trovato molto silenzioso specialmente nelle modalità meno spinte. Con i suoi 80 Nm di coppia massima è leggermente meno potente della diretta concorrenza, ma ha il vantaggio di offrire ben 5 livelli di assistenza, a cui si aggiunge una modalità Auto (che arriva però solo a 70 Nm) e la funzione Walk, attivabile premendo l’apposito tasto integrato nel display.

 

Quando avviamo la bici il motore si configura in modalità standard, adatta a molteplici situazioni, ma all’occorrenza possiamo scendere alla modalità Eco (comunque adatta anche per affrontare salite non troppo impegnative) e “super eco”, poco potente ma perfetta per avere tantissima autonomia in pianura eliminando di fatto il peso della bicicletta.

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Considerando che la pedalabilità è molto buona (anche a motore spento) questa modalità può essere molto interessante in ottica cicloturismo, per allenare le gambe o per preservare la batteria nei trasferimenti in attesa di lanciarsi sui percorsi impegnativi sfruttando tutta la potenza del motore. Salendo di livello e passando al quarto iniziamo a entrare nel range di potenza più elevata e il motore in questa modalità arriva a erogare 70 Nm, la stessa potenza massima raggiungibile in Auto, solo che nella modalità automatica il motore adatta in tempo reale la potenza e i consumi in base alle caratteristiche del terreno e a quanto spingiamo sui pedali. La potenza massima di 80 Nm è disponibile solo nel quinto livello, che di fatto equivale al Turbo di altri motori.

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Complessivamente il PW-X2 funziona molto bene, solo la modalità Auto è a nostro avviso meno sofisticata rispetto a quella di altri motori ed è un peccato che non arrivi a sfruttare appieno il motore, anche perché il passaggio da Auto al livello 5 non è immediato in quanto è necessario tener premuto il tasto + per disattivare la modalità automatica e poi premerlo di nuovo per raggiungere il livello cinque. Anche il Walk mode non è dei migliori, con una risposta poco lineare. Per il resto spinta e trazione sono molto valide, lo spunto ottimo e la sensibilità all’input sui pedali sempre molto diretta.

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I consumi se si usano le modalità più performanti sono in linea con quelli della concorrenza ma usando la modalità standard, con cui si affrontano tranquillamente anche salite impegnative, Il consumo è veramente ridotto rispetto per esempio all’utilizzo della modalità Tour di Bosch. In ogni caso la Trailray 11 offre una batteria integrata Simplo d 630 Wh, più che sufficiente per affrontare anche lunghi giri con dislivelli importanti senza badare troppo alla modalità impostata.

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Noi, per esempio, siamo riusciti a fare 1.800 metri di dislivello usando per lo più le modalità dalla 2 e la 4, quella Auto e ricorrendo al livello 5 solo per affrontare strappi particolarmente ripidi su fondi di roccia. Al termine avevamo ancora circa il 15% di carica. Una cosa che abbiamo notato è che il motore sente molto il corretto rapporto del cambio, ma anche la giusta pressione degli pneumatici e la taratura delle sospensioni. Le prime volte facevamo fatica a salire su tratti molto tecnici, ma è bastato ammorbidire un po’ le sospensioni e ridurre di pochissimo la pressione per avere quella trazione che ci ha permesso di salire senza incertezze anche su ripide salite nei boschi e mulattiere con gradini di roccia.

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Per gestire il motore è previsto il classico display Yamaha monocromatico integrato nel comando al manubrio, funzionale ma ingombrante, molto esposto in caso di caduta e povero di informazioni. Rispetto al Kiox di Bosh e al display di Shimano quello di Yamaha è indubbiamente un passo indietro. Di fatto a parte livello di assistenza, carica della batteria e indicatore di velocità possiamo visualizzare solo i chilometri totali percorsi, il trip e i chilometri rimanenti stimati in base al livello di carica e alla modalità impostata.

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Ciclistica improntata alla velocità e alla sicurezza

Come accennato all’inizio la Trairay 11 è una bici molto stabile e sicura, che inevitabilmente paga un po’ nello stretto molto tecnico, dove è più difficile da far girare rispetto a bici caratterizzate da un carro più corto. Questa minore agilità è però ripagata con una stabilità da riferimento sia in salita, dove si ha sempre tanta trazione e un avantreno ben piantato a terra, sia in discesa, dove complice anche la forcella da 38 si passa sopra qualsiasi ostacolo mantenendo sempre la traiettoria e avendo sempre la piacevole sensazione di avere tutto sotto controllo. Dal nostro punto di vista è una bici adatta anche a un principiante in quanto perdona molto gli errori del rider e aiuta ad affrontare gli ostacoli grazie alla qualità delle sospensioni, che fa veramente la differenza quando i percorsi si fanno tecnici o aumentano le velocità. Abbiamo affrontato mulattiere con gradini di roccia in salita e discese con pietre smosse di grosse dimensioni, in alcuni casi anche la neve, e la Trairay 11 ci ha sempre dato tanta sicurezza.

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Solo i freni a nostro avviso non sono all’altezza delle elevate potenzialità della bici. Per frenare in poco spazio occorre pinzare con decisione, perdendo in modulabilità, e sotto stress tendono a perdere di efficacia. Per fortuna gli ottimi pneumatici di serie e le sospensioni aiutano molto anche in frenata, ma un impianto più pronto avrebbe dato quel qualcosa in più.

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Ottimo invece il cambio, sempre preciso e rapido negli innesti grazie anche alla levetta single shift specifica per E-Mtb che preserva il cambio e la catena.

Come accennato, pneumatici e cerchi sono tubeless ready ma di serie vengono forniti con camera d’aria in modo da lasciare al cliente la più ampia possibilità di scelta. Noi non abbiamo mai forato durante il test, ma essendoci capitato in altre occasioni il nostro suggerimento per ridurre al minimo il rischio è di convertirli subito in tubeless (basta acquistare valvole e il liquido sigillante) o aggiungere una protezione per le camere d’aria (almeno al posteriore) per poter ridurre la pressione e sfruttare al meglio le caratteristiche del motore.

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Conclusioni

La R-Raymon Trailray 11 costa 5.599 Euro, tanti in assoluto ma pochi se si guarda alla concorrenza; è veramente difficile trovare di meglio tra i modelli 2021 equiparabili in termini di caratteristiche e prestazioni. Probabilmente le E-Mtb che più si avvicinano alla R-Raymon Trailray 11 sono la Haibike Allmnt 7 e la Lapierre Overvolt 8.6, entrambe però posizionate sensibilmente al di sopra dei 6.000 euro.

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Noi l’abbiamo maltrattata per quattro settimane facendo circa 500 Km e non abbiamo avuto il benché minimo problema, né a livello di motore né di componenti. Da segnalare che di serie viene fornito un caricatore rapido da 4A (abbastanza leggero e compatto da poterlo eventualmente portare in una zaino), che permette di ricaricare la bici in circa 4 ore. Optional invece il cavetto per caricare la batteria quando è staccata dalla bici.

 

 

 

 

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Giorgio Papetti

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