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SWM Six Days: la scrambler per tutti

Quando l’abbiamo vista per la prima volta in Eicma ce ne siamo subito innamorati. Così maledettamente anni ’70, così essenziale da riportare subito alla mente le moto da “regolarità”, come si chiamava all’ora l’enduro. Ai tempi Swm era ai vertici della produzione mondiale e vinceva in tutte le discipline fuoristradistiche, compresa la mitica “Sei Giorni” da cui questa moto prende il nome. Rivedere oggi un bel mezzo con il celebre marchio, passato sì in mani cinesi ma saldamente legato al territorio Lombardo (con il quartier generale a Cassinetta di Biandronno nella storica sede Husqvarna), fa un certo effetto.

E poi vedere ancora parafanghi, fianchetti e serbatoio in “ferro”, le tabelle gialle porta numero, i due strumenti circolari che riportano solo le informazioni essenziali, il doppio scarico a tromboncino che emana un sound coinvolgente… dettagli che in una moto che si può acquistare al prezzo di uno scooter di media cilindrata danno soddisfazione. E poi ci sono forcella e ammortizzatori (rigorosamente doppi al posteriore) regolabili, fari e frecce a led, pedane con gomma rimovibile e un bel paramotore di serie, particolari che danno subito l’idea di essere al cospetto di una moto che, anche in virtù del peso piuma (148 Kg), è realmente in grado di affrontare il fuoristrada. In questo contesto anche alcuni componenti migliorabili, come le leve non regolabili e senza punto di rottura, i pedali di freno e cambio senza snodo e il manubrio in acciaio un po’ grezzo (ci starebbe bene un manubrio da enduro a sezione variabile montato su riser), passano in secondo piano rispetto all’armonia generale delle linee. Per contro sono veramente belli tutti i componenti in metallo, il cupolino di serie, i fanali, gli scarichi, i cerchi a raggi e anche il tappo di rifornimento con serratura protetta da una cover che si apre a compasso. Un bel progetto insomma, centrato su un monocilindrico che regala una bella spinta e può essere “orientato” più alla strada o al fuoristrada semplicemente intervenendo sul pignone. La configurazione standard ci è comunque sembrata un ottimo compromesso per un utilizzo polivalente.
Il cruscotto, con i due strumenti circolari per odometro e contagiri, che integrano anche un piccolo display e le spie, è coerente con la linea della moto ed è perfettamente leggibile in ogni condizione. Le informazioni sono ridotte al minimo, ma tutto sommato non serve molto di più su una moto di questo genere. Avremmo gradito molto una presa Usb, visto che sulla cruscotto c’è posto, in modo da alimentare un cellulare o un navigatore.

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Progettate e assemblate in Italia

Molti storceranno il naso a sentire che la proprietà dello storico marchio Italiano è ora cinese, ma va detto che è proprio grazie al colosso asiatico che Swm ha potuto riprendere la produzione. Non dimentichiamo inoltre che la progettazione e l’assemblaggio delle moto avvengono in Italia e sono affidate a personale Italiano che oltre a vantare un esperienza decennale può contare su attrezzature all’avanguardia. Non è un caso che l’azienda fornisca i motori anche ad altre case motociclistiche.
A livello di ergonomia la Six Days è un buon compromesso tra strada e fuoristrada. Cerchi a raggi da 17 e 19, sella a 855 mm, luce a terra di ben 226 mm  le permettono di affrontare anche percorsi impegnativi; peccato per le pedane un po’ troppo avanzate, che complicano il passaggio dalla guida seduta a quella in piedi, e per lo spigolo superiore del serbatoio che in fuoristrada infastidisce un po’. Niente di grave, ma due appunti che speriamo vengano recepiti dagli ingegneri  per un’eventuale evoluzione del modello.

Ciclistica

Il telaio della Swm Six Days è un semplicissimo monotrave doppia culla in acciaio e dello stesso materiale è fatto anche il forcellone. La forcella tradizionale con steli da 43 mm di diametro (corsa 130 mm) è dotata di serie di soffietti parapolvere e registri di estensione nella parte inferiore, mentre i doppi ammortizzatori posteriori (corsa 109 mm) sono regolabili sia nel precarico sia in estensione. I cerchi a raggi da 17 e 19 pollici prevedono l’utilizzo delle camere d’aria e gli pneumatici Pirelli P60 (130/80 posteriore, 100/90 anteriore) forniti di serie sono un buon compromesso per divertirsi su asfalto e sulle strade sterrate. Con gomme tassellate siamo però sicuri che la Six Days possa andare ben oltre, affrontando anche qualche mulattiera e qualche pietraia bella tosta (noi a dire la verità lo abbiamo fatto comunque). Qui il vero limite e dato dagli ammortizzatori posteriori decisamente cheap. Vanno subito a fondo corsa e non riesco a copiare le asperità. Con una coppia di ammortizzatori aftermarket la moto potrebbe fare un notevole salto in termini di performance in offroad. Per quanto riguarda i freni abbiamo un disco da 260 mmall’anteriore e uno da 220 mm al posteriore. La frenata sull’anteriore non è potentissima ma comunque adeguata al peso e alle prestazioni, mentre al posteriore è decisamente poco incisiva e assume più un ruolo di correzione dell’assetto. L’Abs di serie è ben tarato, peccato non si possa escludere con un pulsante per affrontare la guida in fuoristrada (basta però far girare la ruota posteriore facendo perno sul cavalletto per eludere la centralina). Visto la semplicità della moto non è detto però che un bravo meccanico non posso porvi rimedio con una piccola spesa. Indagheremo!

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Motore

Il motore è monocilindrico omologato Euro 4 da 445,3 cc a iniezione, 4 valvole, raffreddato ad aria e olio; offre 29,91 Cv e 36 Nm di coppia. Nulla in confronto alle potenze a cui siamo abituati oggi, ma sufficienti a far stampare un bel sorriso sulla faccia quando ci si mette in sella e si trova qualche bella strada piena di curve, e magari anche senza asfalto. Malgrado il cambio sia solo a 5 marce il mono è abbastanza elastico da non obbligare a continue cambiate e il tiro è bello corposo. Tra l’atro il cambio è ottimo, al pari della frizione a cavo. Anche in autostrada, sebbene sia il terreno a lei meno congeniale, la Swm 440 Six Days se la cava dignitosamente consentendo di mantenere velocità di crociera attorno ai 110 orari. In realtà il motore andrebbe oltre, ma ci si porta in una zona del contagiri un po’ troppo elevata e le vibrazioni aumentano rendendo la guida faticosa. Grazie all’iniezione elettronica l’avviamento è sempre pronto indipendentemente dalla temperatura esterna, ma soprattutto i consumi sono una piacevolissima sorpresa con medie anche superiori a 30 Km con un litro.

In città e nel misto la moto è agilissima, si infila ovunque e digerisce buche e pavé garantendo un ottimo confort, soprattutto grazie alla sella ben imbottita e con un’ottima consistenza. Le sospensioni di serie sono tarate sul rigido per garantire le massime prestazioni su strada ma intervenendo sui registri di forcella e ammortizzatori si può migliorare notevolmente la prestazione in fuoristrada. É qui che la Six Days ci ha stupito maggiormente, perché pur non essendo una enduro specialistica, grazie al peso contenuto riesce ad affrontare terreni veramente ostici in modo molto semplice, ovviamente a bassa velocità per non mandare in crisi la ciclistica. E poi in caso di difficoltà è ancora una di quelle moto che si può far girare su se stessa senza rischiare di essere travolti dal peso della moto!

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Conclusioni

La SWM Six Days 440 è andata oltre le nostre aspettative, perché incarna perfettamente lo spirito delle scrambler, puntando tutto su un prezzo abbastanza contenuto e su un peso che le consente veramente di arrivare dove le bicilindriche farebbero sputare sangue anche a un pilota esperto. Secondo gli standard di oggi non è assolutamente una moto da lunghi viaggi, ma non dimentichiamoci che una volta con le Honda XR e le Yamaha Teneré monocilindriche ci si faceva il giro del mondo e ancora oggi c’è chi affronta viaggi di migliaia di chilometri con delle monocilindriche. Dipende tutto da come si vuole viaggiare e quanta libertà si vuole avere nel seguire anche strade e sentieri per il semplice gusto di vedere dove vanno a finire.

Che dire, complimenti a Swm, che ci auguriamo possa nel breve raggiungere ottimi risultati come ha già  fatto Benelli, altra azienda Italiana che ha tratto grande vantaggio dall’acquisizione da parte di un gruppo cinese. Tornando alla Six Days non resta che scegliere il colore: Bianca o Rossa? Noi non abbiamo dubbi, ma a voi la scelta. In entrambi i casi il prezzo di listino è di 5.490 Euro, ma in concessionaria si riescono a spuntare dei buoni sconti.

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Giorgio Papetti

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