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Test: Peruzzo Zephyr

Anche grazie agli incentivi statali e comunali il mondo delle E-bike sta vivendo un grandissimo boom di gradimento e commerciale. Non solo la domanda di bici a pedalata assistita è in costante aumento, ma anche tutto il mondo degli accessori è in grande fermento. Tra questi quello dei portabici merita un discorso a parte perché se prima i più diffusi erano quelli da montare sul tetto o da agganciare al portellone, con il peso delle E-Bike tutto diventa più difficile (issare sul tetto bici da 25 Kg non è affatto uno scherzo) e si stanno sempre più diffondendo i prodotti da fissare direttamente al gancio traino. Pratici, affidabili e facilmente removibili, hanno recentemente subito una notevole evoluzione e oggi numerosi modelli sono stati specificatamente progettati per poter trasportare in tutta sicurezza anche le moderne E-bike.

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Peruzzo, uno storico marchio italiano che ormai da molti anni si è fatto conoscere anche fuori dai confini nazionali per la qualità dei suoi prodotti, ha in catalogo diversi modelli tra cui lo Zephyr, specificatamente progettato per essere molto versatile e per poter supportare il peso delle moderne bici elettriche. Disponibile in versione idonea al trasporto di 2 o 3 biciclette, lo Zephyr presenta un interasse maggiorato per ospitare agevolmente anche le E-mtb e grazie alla portata massima di 60 kg può ospitare due o tre  biciclette a pedalata assistita (in funzione del peso di ciascuna bicicletta). Considerando che normalmente una E-mtb si aggira attorno ai 24 Kg con la batteria installata, rimuovendo le batterie si riescono a trasportare fino a 3 biciclette a pedalata assistita rimanendo entro i limiti di tolleranza in termini di peso. Se poi si utilizzano E-bike più leggere spesso non serve nemmeno rimuovere le batterie per poterne trasportare 3.

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Per i nostri test Peruzzo ci ha fornito il modello a tre slitte, ma per il momento lo abbiamo utilizzato per trasportare al massimo due bici da enduro dal peso complessivo di circa 50 kg. Volendo questo modello potrebbe addirittura ospitare una quarta bici grazie a una slitta aggiuntiva opzionale, caratteristica molto utile se per esempio si ha una famiglia e si vogliono trasportare due bici elettriche da adulti e magari due bici da bambino.

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Lo Zephyr viene fornito già pre assemblato. Occorre solo montare i braccetti, la slitta di carico fornita in dotazione (solo se si intende usarla), agganciare al porta targa (sempre fornito in dotazione) la targa ripetitrice e tarare il meccanismo di chiusura sul gancio traino tramite l’apposita vite a brugola, presente in prossimità della serratura di sicurezza, per fare in modo che la leva di apertura e chiusura richieda una forza di circa 45 Kg; sembra un valore elevato, ma in realtà non è richiesta particolare forza in quando la leva, come insegna la fisica, svolge il suo compito di demoltiplicazione della fatica e sia la rimozione sia il bloccaggio del portabici al gancio traino risultano agevoli.

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Tra l’altro, sebbene sia molto robusto, il peso dello Zephyr non è eccessivo e anche se si è da soli si riesce tranquillamente a fissarlo al gancio traino. Unico accorgimento, verificare che sia allineato correttamente prima di serrare la leva (un piccolo trucco se siete da soli è di usare una livella tascabile come quella presente in alcuni metri avvolgibili).

 

Un particolare che a nostro avviso potrebbe essere migliorato, magari integrandolo con un video tutorial, è il manuale utente. In alcuni punti non è chiarissimo e occorre leggerlo molto attentamente per capire passaggi che in realtà sono semplici se interpretati correttamente. Dopo qualche rilettura di alcuni paragrafi siamo riusciti a montare tutto, ma non ci vergogniamo a dire che abbiamo dovuto chiedere a cosa servissero i 6 elementi in gomma forniti in dotazione, di cui non si fa menzione nel manuale. L’assistenza ci ha prontamente spiegato che vanno infilati sulle cinghie di fissaggio presenti sulle slitte per scongiurare che un eventuale sfregamento possa in qualche modo segnare le ruote delle bici (come si vede in foto).

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A differenza di altri modelli lo Zephyr non può essere ridotto di dimensioni, per esempio chiudendo i fari e le slitte. Possiamo solo abbassare completamente la barra verticale, il che ci consente comunque di appenderlo facilmente nel box o di addossarlo a un muro quando non viene utilizzato. Nel nostro caso avendo a disposizione un Suv per la prova lo abbiamo tenuto tranquillamente anche all’interno del baule.

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Lo Zephyr nella pratica

Una volta montato sul gancio traino e inserita la presa multipolare per il funzionamento di luci, indicatori di direzione, stop e luce targa, lo Zephyr è pronto a seguirci ovunque. Come abbiamo già avuto modo di sottolineare, durante la marcia risulta molto stabile anche quando il manto stradale presenta buche e dossi.

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Noi lo abbiamo provato con 1 e 2 bici da circa 25 Kg l’una e sia in autostrada sia su tortuose strade di montagna non abbiamo riscontrato alcun problema. Oltre ai braccetti di bloccaggio alla barra verticale e alle cinghie per bloccare le ruote sulle guide è prevista anche un’ulteriore cinghia di sicurezza che permette di avvolgere tutte le bici tra loro. Sono infine disponibili due ulteriori cinghie che, volendo, permettono di assicurare il portabici anche al portellone dell’auto. Noi sinceramente non abbiamo mai sentito l’esigenza di utilizzarle. Abbiamo invece preferito usare qualche corda ed elastico in più per bloccare i pedali, che altrimenti muovendosi potrebbero rovinare i telai o lo stesso portabici, e per viaggiare ancora più tranquilli spendendo giusto 2 minuti in più per caricare e scaricare. In foto noterete anche uno spago che passa sul portatarga, ma lo abbiamo usato solo perchè non avevamo la targa ripetitrice di plastica e ne abbiamo inserita una di cartone giusto per svolgere i test. In futuro faremo un altro articolo in cui vi racconteremo la nostra esperienza a distanza di mesi e nel frattempo sarà arrivata la targa ripetitrice.

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Come dicevamo, di serie viene fornita anche una rampa di carico laterale che in teoria dovrebbe aiutare a posizionare le bici sulle guide, ma che all’atto pratico non serve gran che visto che spingendo la bici sulla rampa i pedali vanno a colpire la barra verticale, o si agganciano alle bici già caricate costringendo ad inclinare moltissimo la bici (che a questo punta grava tutta sulle nostre braccia).

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Molto meglio sollevare la bici e posizionarla centralmente su una delle slitte, sfruttando anche il fatto che queste ultime presentano delle guide autocentranti per meglio trattenere le ruote. Peccato solo che le cinghie in plastica con chiusura micrometrica siano si robuste e sicure, ma essendo molto rigide ostacolino l’inserimento delle ruote all’interno del canale della slitta. Specialmente se si è da soli il più delle volte vanno a finire sotto i copertoni, costringendo così a liberarle dopo aver fissato la bici al braccio principale, sollevando le ruote quel tanto che basta per sfilarle da sotto. Le slitte sono abbastanza lunghe per trasportare qualsiasi E-Mtb e il canale è sufficientemente larghe per ospitare pneumatici fino a 2.6 pollici comunemente usati sulle E-mtb da all mountain ed enduro.

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Nessun problema per la dimensione del cerchio o per le caratteristiche dei differenti telai delle bici perché i braccetti sono completamente snodati e si trova sempre il modo di fissarli al telaio. Solo in alcuni casi (per esempio con bici bi-ammortizzate con il mono posizionato in orizzontale) per la seconda bici il consiglio è di rimuovere prima il braccetto dal montante verticale, individuare dove farlo passare rispetto al posizionamento dei telai e quindi riagganciarlo per completare l’operazione. La terza bici viene invece eventualmente fissata direttamente alla seconda tramite uno specifico braccetto che funge da connettore tra i telai della seconda e della terza bici.

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Lo abbiamo provato con bici con telai quadrati, come la Trek Rail, o e con telai tondi e non abbiamo avuto alcun problema a fissare i braccetti. Tra l’altro proprio grazie al fatto che i braccetti possono essere ruotati e inclinati in modo da ottenere la migliore presa al telaio. La gomma di rivestimento interno infine evita qualsiasi possibilità di rovinare le bici.

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Questi e altri dettagli, come la rifinitura delle luci e l’ottimo fissaggio di tutti i cavi , rendono lo Zephyr un prodotto di qualità destinato a seguirci per molto molto tempo.

Baule sempre accessibile e protezione dai furti

Come la stragrande maggioranza dei portabici da fissare al gancio traino di fascia alta, lo Zephyr permette di aprire il portellone o il baule dell’auto anche dopo aver caricato le biciclette. È infatti sufficiente premere con un piede la maniglia posta sotto al porta targa per inclinare verso il basso il portabici. Per il test abbiamo usato un Suv con un grande portellone elettrico e inclinando il portabici non abbiamo avuto alcuna difficoltà ad accedere al vano bagagli. Una volta finite le operazioni è sufficiente spingere verso l’alto il portabici per riportarlo nella sua posizione corretta, operazione facilissima anche quando si trasportano più biciclette.

A proposito di biciclette e sicurezza, c’ è da sottolineare che non solo lo Zephyr è molto sicuro durante i viaggi, ma protegge anche le biciclette. Peruzzo fornisce infatti di serie per tutti i braccetti pomelli di chiusura dotati di serratura di sicurezza, in modo che in caso di brevi soste non sia possibile aprirli per rimuovere le bici.

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Tra l’altro le serrature sono codificate e con un’unica chiave si possono aprire sia i tre pomelli sia la leva di sgancio del portabici. Un altro aspetto molto importante, che dimostra grande serietà da parte dell’azienda, è la disponibilità direttamente online di tutti i ricambi a prezzi contenuti. Ci sono anche alcuni optional, tra cui un interessante box che permette di trasformare il portabici in un pratico baule aggiuntivo. Un elemento che rende ancora più versatile lo Zephyr in ottica vacanze e viaggi con tutta la famiglia.

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Conclusioni

A meno di non essere fortunati possessori di un furgone, per le sua qualità costruttiva (anche il passaggio dei cavi è molto curato) e la praticità di utilizzo riteniamo che lo Zephyr sia un ottimo metodo per trasportare 2 o 3 E-Mtb , anche quelle più grandi con ruote da 29” e pneumatici larghi. Certo due bici su alcuni Suv ci stanno anche all’interno ma avete mai provato a caricare due E-Mtb, magari piene zeppe di fango, all’interno della vostra vettura? A parte dover smontare tutte le volte la ruota anteriore, anche ammesso che ce ne stiano due il rischio è inevitabilmente di rovinarle o di sporcare la vettura. Con lo Zephy invece non c’è nessun problema e una volta a casa potrete dare una bella lavata a tutto con una normale canna da giardino (mi raccomando, niente idropulitrice per le E-bike!). Pur essendo un prodotto made in Italy il prezzo di circa 400 euro Iva inclusa è assolutamente concorrenziale, specialmente considerando la completissima dotazione di serie e la qualità costruttiva.

Dopo quasi due mesi di test siamo molto soddisfatti e le uniche migliorie che ci sentiamo di suggerire, a parte quella relativa al manuale utente, sono l’aggiunta di una protezione in gomma sulle barre della sponda verticale (ma bastano due pezzi di gomma presi in ferramenta per rimediare) e magari cinghie morbide per le ruote (tipo quelle usate per caricare le moto sui carrelli) al posto di quelle in plastica rigida. Dettagli di poco conto, che contribuirebbero però a migliore ancora di più un prodotto già ottimo.

Trovate tutte le indicazioni a questo link, compresi manuale, certificazioni e la lista completa dei ricambi e degli accessori.

https://www.peruzzosrl.com/it-it/portabici-auto/portabici-da-gancio-traino/portabici-da-gancio-traino-zephyr-3-bici

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Giorgio Papetti

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