Hypermotard 939 SP: che goduria

Nata come concept nel 2005 e presentata ufficialmente nel 2007, la Hypermotard (specie nella versione SP) non è una sicuramente una moto per tutti, non tanto sotto il profilo economico ma per il suo DNA decisamente estremo. Forse è proprio per questo che la nuova Hupermoatrd 939 SP (la versione più sofisticata) possiede quel fascino irresistibile dell’esclusività, già tipico del brand Ducati e che su questo modello diventa ancora più evidente. Seppur “ingentilita” sia nelle posizione di guida (ora molto più confortevole) sia nell’erogazione della potenza, grazie al passaggio al motore Testastretta 11°, resta una moto estremamente reattiva e tecnica da guidare. Se si vuole andare forte si deve guidare col tutto il corpo, ricorrendo spesso al cambio. Emozione contro ragione, grande divertimento contro grande versatilità (ma tutto sommato non è nemmeno scomoda sulle lunghe percorrenze, almeno per il pilota) questa è a nostro avvisto la chiave di lettura dell’ultima erede della serie Hypermotard e questa è la ragione per cui a noi è piaciuta tanto. Peccato solo per il cambio, non sempre all’altezza della moto.

Design affascinante

Passano gli anni, ma la linea resta sempre bellissima. Gli ultimi ritocchi introdotti con la 821 l’hanno ulteriormente impreziosita, soprattutto nel frontale e nella vista di coda. Anche il voluminoso silenziatore che ha permesso di soddisfare la normativa Euro 4 non stona più di tanto e da ovunque la si guardi non si può che apprezzare l’eccellente lavoro fatto per coniugare funzionalità tecnica e design. Bellissimo il becco con le prese d’aria integrate, splendida la vista laterale con il motore in bella mostra e altrettanto bella la coda e la zona sella, che sulla SP è un pezzo unico come sulle motard racing e si raccorda perfettamente con il serbatoio per consentire la pilota di spostarsi come meglio crede. Niente da dire, la posizione in sella è perfetta. Solo chi è sotto al metro e ottanta soffre n po’ nelle manovre da fermo e quando si devono appoggiare saldamente i piedi a terra perché la sella è veramente molto alta (890 mm). Per fortuna il peso contenuto (178 Kg per la versione SP) aiuta i meno prestanti a tenere su la moto anche con una sola gamba. Volendo c’è poi una sella opzionale ribassata (-20 mm).
Complessivamente la moto è costruita molto bene, con materiali di elevata qualità e finiture molto curate. Essendo il top di gamma la SP vanta anche alcune chicche da intenditori, come sospensioni più raffinate, teste in magnesio e parafango anteriore e cartelle copricinghie in fibra di carbonio. Anche la versione base, inevitabilmente meno ricca, è però già molto curata.

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Motore

Sempre basata sul propulsore Testastretta 11°, il passaggio dalla cilindrata di 821 cc a quella di 937 cc ha influito positivamente sulla coppia e anche in parte sulla fluidità. Resta una moto abbastanza nervosa, specie quando si tenta di andare piano, ma rispetto a prima tiene meglio la marcia anche quando non è propriamente quella ottimale. L’incremento di cilindrata è stato ottenuto aumentando l’alesaggio, che passa da 88 a 94 mm, e per ottimizzare il rendimento sono state introdotte novità a livello di pistoni, cilindri, teste (al cui interno sono stati modificati i passaggi acqua) albero motore e rapportatura. Rispetto alla versione precedente Ducati ha incrementato la potenza di 3 Cv, toccando quota 113 a 9.000 giri. La coppia è invece aumentata del 10%, arrivando a 97,9 Nm a 7.500.

Un punto fermo della nuova gamma Hypermotard è l’eccellente elettronica. Il Ducati Safety Pack prevede 3 riding mode (sulla SP sono chiamati Race, Sport e Wet) 3 livelli per l’Abs e ben 8 livelli per il Traction Control. L’utente è libero di usare le mappature predefinite (la Race per esempio regala una risposta più aggressiva e disabilita l’Abs sulla ruota posteriore per permettere al pilota di derapare) o di personalizzarle come meglio crede, agendo direttamente sui comandi al manubrio e visualizzando i dati sul grande display LCD, perfettamente leggibile in ogni condizione di luce. Su di esso vengono mostrate moltissime informazioni tra cui contachilometri, tachimetro e contagiri, marcia inserita, Riding Mode, livelli di DTC ed ABS, temperatura, consumi, ora e molto altro. C’è persino il cronometro integrato per valutare i propri tempi sul giro. Peccato solo non sia visualizzato il livello del carburante (c’è solo la spia della riserva) e la stima di quanti km si possano ancora percorrere. Per fortuna il bicilindrico di Borgo Panigale non è poi così assetato (i 16/18 Km con un litro sono mediamente fattibili) e grazie al serbatoio da 16 litri l’autonomia è buona.

Ciclistica: da riferimento

Divertentissima e precisa, la Hypermotard 939 mantiene le medesime caratteristiche della 821 e nella versione SP offre un reparto sospensioni a dir poco eccellente, con forcella Öhlins da 50 mm e mono del medesimo fornitore (totalmente regolabili) abbinati al classico traliccio in tubi d’acciaio a cui è agganciato il telaietto reggisella in lega d’alluminio e tecnopolimeri, che funge anche da elemento strutturale. Il bello delle Öhlins è che mantengono sempre l’assetto ottimale della moto senza però essere eccessivamente rigide nella prima parte di funzionamento. Questo permette di avere una moto che anche sulle asperità non è particolarmente scomoda. Le trasferte autostradali per raggiungere i passi di montagna oggetto della prova hanno evidenziato un confort ben superiore alle aspettative. Non è una touring, ma con un bel paio di borse morbide anche il weekend non è un problema. Nulla da eccepire sull’impianto frenante, che prevede all’anteriore due pinze monoblocco Brembo M4.32 abbinate a dischi da 320 mm di diametro. Bellissimi i cerchi Marchesini in alluminio forgiato, equipaggiati con i performanti Pirelli Supercorsa SP

 

Su strada

Salgo a fatica (dall’alto dei miei 175 cm) in sella e dopo pochi istanti il bicilindrico prende vita con un sound molto coinvolgente (chissà come diventa con il kit Teminignoni opzionale). Qualche secondo ancora per portare il motore in temperatura e inizia il divertimento. La posizione di guida è comoda (molto meglio rispetto alla vecchia Hypermotard) e il bel manubrio rialzato facilita le manovre senza caricare troppo il peso sui polsi. Adesso è il pilota, spostandosi più o meno verso il serbatoio, a gestire i pesi e a caricare più o meno l’anteriore a seconda del tipo di guida che desidera tenere. Ginocchio a terrà o gamba fuori? Dipende molto dai contesti ma in generale abbiamo trovate la guida tipica da motard molto più efficace. Sicuramente il pregio della Hypermotard è l’ottimo connubio tra agilità e precisione di guida. La moto danza letteralmente tra le curve senza mai avere reazioni nervose a livello ciclistico. Semmai è il motore a dare ogni tanto qualche scossone, soprattutto se si sbaglia marcia. Il cambio in questo non aiuta molto e forse è l’unico neo in una moto di altissimo livello. Occorre decisione per usarlo al meglio, altrimenti si rischia di trovare la folle persino tra le marce più alte. Un fenomeno che abbiamo evidenziato soprattutto in discesa e in pianura, meno in salita.
Partiamo con la mappa Sport e alla prima accelerazione la moto schizza via con il davanti che si stacca da terra. Stessa cosa usando la mappa Race, che è sì più reattiva ma non così tanto (del resto i cavalli sono i medesimi). Proviamo anche la mappa Wet, che però taglia drasticamente la potenza (75 cv) e non ci sembra particolarmente utile nemmeno sul bagnato, visto che Abs e controllo di trazione funzionano veramente bene.

 

Conclusioni

Soprattutto nella versione SP, la Hypermotard 939 è un vero e proprio oggetto del desiderio, ovviamente per gli amanti del genere. A noi è piaciuta moltissimo perché oltre a trovarla molto efficace e divertentissima l’abbiamo scoperta anche assai più versatile di quanto si potrebbe immaginare. 15.950 Euro sono indubbiamente una bella cifra, ma già la versione base proposta a 11.990 Euro è un gran bel mezzo. Per la maggior parte degli utenti è più che sufficiente.

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