MotoGp Malesia: la scheda di Brembo

Ai raggi X l’impegno dei sistemi frenanti della classe regina al Sepang International Circuit
Disegnato dal tedesco Hermman Tilke, il Sepang International Circuit ha ospitato per la prima volta il Campionato del Mondo della Classe 500 nel 1999, prendendo il posto dei circuiti di Shah Alam e di Johor, teatro delle prime 8 edizioni del GP della Malesia.

Con i suoi 5.543 metri è la pista più lunga del motomondiale e una delle più dure per gli impianti frenanti delle moto. Le numerose staccate, l’elevata percentuale di tempo speso in frenata e il clima tropicale rendono la gestione delle temperature piuttosto critiche, sia per i freni sia per i piloti: l’anno scorso, durante la gara, la temperatura dell’aria era di 35 gradi e quella dell’asfalto di 47 gradi.
Secondo i tecnici Brembo, che hanno a che fare con tutti i piloti della MotoGP (Brembo fornisce il 100 per cento dei piloti della classe regina), il Sepang International Circuit è in assoluto uno dei circuiti più impegnativi per i freni. In una scala da 1 a 5 si è meritato un indice di difficoltà di 5, identico ai valori ottenuti da Motegi e da Barcellona.

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L’impegno dei freni durante il GP
La presenza lungo la pista di 15 curve richiede un impiego molto frequente dei freni, che non a caso sono utilizzati per oltre 37 secondi a giro, cioè all’incirca il 30 per cento della durata totale della gara. Elevato è il valore che risulta sommando tutte le forze esercitate da un pilota sulla leva del freno dalla partenza alla bandiera a scacchi: quasi 11 quintali, equivalenti al peso di un centinaio di macachi.

Le frenate più impegnative
Delle 11 frenate del Sepang International Circuit solo 2 sono considerate altamente impegnative per i freni; mentre 4 sono di media difficoltà e 5 sono light. Su questa stessa pista invece sono ben 5 le frenate impegnative per le Formula 1.
La curva più impegnativa è però identica per le due categorie: è la curva Pangkor Laut (curva 1) affrontata dalle MotoGP a 67 km/h dopo una frenata di 6 secondi, che permette loro di decelerare dai 331 km/h iniziali. In questo punto i piloti esercitano un carico di 7,7 kg sulla leva del freno e subiscono una decelerazione di 1,5 g. Nel frattempo, invece, le moto percorrono 289 metri,
equivalenti a 120 tigri malesi messe una dietro l’altra.

Molto tosta è anche la curva 15, a cui si arriva dopo il Penang Straight: le MotoGP passano da 311 km/h a 68 km/h in 5,5 secondi, grazie a un carico sulla leva del freno di 7,3 secondi. Lo spazio di frenata è invece di 261 metri. La curva 4 è l’unica delle restanti a comportare una frenata superiore ai 200 metri.
Invece la frenata alla curva 2 è contenuta in soli 34 metri, equivalenti a un centinaio di chiavette USB: d’altra parte le moto vi arrivano in seconda marcia a 88 km/h e scendono in prima marcia a 62 km/h.

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Da sempre nel mondo informatico, prima tecnico e poi marketing e infine commerciale. Ora lavoro come libero professionista e giornalista. Quest'ultima professione è partita quasi per gioco nel 2007, collaborando con Motocorse.com, poi, in seguito, anche con il canale Motori di Tiscali. Nel 2014, con Giorgio Papetti, fondiamo il nuovo Wheelsmag Italia. Passati ormai i 50 anni, sono motociclista, con alterne vicende, da più di 30. Da sempre dedito al turismo veloce, prima su Ducati Paso 750 e Ducati ST2, ho avuto un intermezzo “cattivo” su Cagiva Xtra Raptor per poi approdare di nuovo al turismo a lungo raggio ma con un occhio di riguardo anche alle piste polverose. Proprio in quest’ottica sono passato da una polivalente Aprilia Caponord Rally Raid, serie speciale della Caponord dedicata maggiormente all’Off per approdare al lato arancione della Forza con una KTM 990 Adventure prima e alla 1290 SuperAdventure S poi. Con i miei viaggi ho coperto gran parte dell'Europa e praticamente tutta l’Italia. Attualmente risiedo in Brianza da cui mi muovo spesso verso i laghi Lombardi e le Orobie per divertimento e prove.

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